venerdì 24 dicembre 2010

Piove, non fa freddo. Sull'autobus c'era molta gente in piedi, con gli ombrelli bagnati che bagnano le gambe dei pantaloni. Un sedile arancione inverso al senso di marcia era fradicio d'acqua ma il finestrino era chiuso, non ho visto da dove colasse, c'era una pozza nel punto più profondo e gocce spesse a raggiera intorno. Alla mia sinistra c'era un sudamericano con un dito rotto, la benda della stecca di metallo ancora pulita, o appena cambiata. Più lontani, davanti all'uscita centrale, un ragazzo e una ragazza dai piumini neri, non sono riuscito a vederne i volti, lui aveva i capelli corti e neri, lei una cuffia bianca come un basco e disegnava con l'indice sottile dei cuori sul vetro appannato della porta, le venivano bene, erano simmetrici, più gonfi a destra in realtà, ma somigliavano a come i cuori devono essere, credo. Poi ha fatto un cerchio, e a ridosso un altro, una stecca verticale e una parentesi tonda con la gobba in giù, uno smile, ecco, e sono scesi. Quando sono sceso io i cuori e lo smile erano tagliati dalla scia delle gocce che colavano, ma si distinguevano ancora.

giovedì 9 dicembre 2010

E' quando senti che è lì che vuoi stare, e che lì racchiude in una sillaba le terre conosciute e il mare navigabile purché ci sia anche lei, è quando leggi il nome di città lontane e ti incuriosiscono, guardi qualche foto su Wikipedia, controlli in che lega stia la squadra del posto perché è quello che fai sempre, ingrandisci la foto di una piazza grande, chiusa di fronte da palazzine basse colorate come i mattoncini Lego, e al centro una fontana senza l'acqua e alberi senza foglie e un lampione spento, e una sola persona con una borsa bianca e rossa, e un palo della luce che pare tenere su il campanile, è quando leggi il suo nome, quando lo scrivi, quando non lo scrivi perché ti fa male, è quando si toglie la sciarpa celeste e la appende alla gruccia sotto la giacca, è quando sfili la tua sciarpa scura e la infili malamente nella manica, quando allontani piano piano una ragazza dolce che ti ama e che hai amato ma non è lei, e quando pranzi con un'altra e sogni di sentire una voce che non è la sua, che dica cose che lei ignora senza averne colpa, che abbia mani grandi che non può avere, è quando c'è il vento e cammini veloce e quando è tutto fermo e silenzioso come acqua sull'erba marcia di una palude, e la città è Zwickau e non ricordi come ci sei finito addosso ma sai che se anche volessi andarci con lei, e lei volesse, non potresti, non potreste, è quando nemmeno le quattro note magiche, do, re, fa, mi, ti fanno chiudere gli occhi e dominare pensieri che non sono tuoi ma ti usano per vivere, quando è così, è quando è così che senti di amarla, e che non c'è.

giovedì 2 dicembre 2010

"La notte ha un lungo cammino davanti a sé. Il lume a olio, appeso a un chiodo accanto alla porta, è acceso, ma la fiamma, come una piccola mandorla luminosa che vibra, riesce a stento, tremula e instabile, a contrastare la massa scura che la circonda e che riempie da cima a fondo la casa, fino agli angoli più remoti, là dove le tenebre sono talmente fitte da sembrare solide".

Vorrei averlo scritto io, invece lo ha fatto José Saramago. Sembra niente. Però è così... potente, così scuro come la notte che descrive, la fiammella del lume che sembra una mandorla, sembra niente ma che classe, che naturalezza nell'evocare, le tenebre solide, sono così quando ti alzi di notte se non riesci a dormire e in certi angoli, dove non arrivano neanche i riflessi stanchi delle luci della strada, il buio sembra davvero avere un corpo e un respiro pesante, e se ti avvicini lo fai piano perché hai l'idea di andare a battere il naso.

mercoledì 1 dicembre 2010

Sarebbe bello se le automobili che passano non portassero con sé, sempre, sguardi luminosi e risate che accompagnano battute non udite. C'era una bella luce fuori, oggi, rosata, al pomeriggio, ed ero in tram.